L'uomo non è sincero quando è se stesso.
Dategli una maschera e vi dirà la verità.
(Oscar Wilde)
Ricordo, saro' stata alle medie o giu' di li'.
Stavamo facendo un dibattito sull'uomo, sulla felicita' o salcazzo di cosa si parlava e Sandro mi dice una cosa tipo
Eh, certo, tu guarda solo al tuo orticello, come se essere felici significasse avere una bella casa, una bella macchina, un lavoro stabile.
Sandro, Sandro, sei sempre stato quello dei grandi ideali.
Io in quel periodo mi ripetevo che non avevo bisogno di molto di piu', davvero, non volevo niente di piu' per il mio futuro. Una casa, un lavoro, una persona che mi volesse bene, al diavolo la pace nel mondo.
Sandro scuoteva la testa, ma in quel periodo questo volevo.
Com'e' che diceva Wilde?
Coloro che vogliono una maschera devono indossarla.
Sara' che con la mia famiglia che andava in pezzi, il mio piccolo mondo che si disfava davanti agli occhi, mi ripetevo con ostinata convinzione che questo avrei ricercato.
La tranquillita'. Era cosi' terribile da dire?
Ho passato l'adolescenza con questo pensiero in testa, mentre con un sorriso, con il mio essere naturalmente enigmatica e sfuggente, nascondevo agli altri quello che avveniva ogni giorno in casa mia. Non che fosse diverso da quello che avviene in ogni famiglia del mondo. Ogni giorno. Banalmente normale, raccoglievo mia mamma con un cucchiaino. A volte ripenso con terrore a quegli anni. Terrore bianco, una cosa strana da spiegare. Per tutti gli sbagli che ho fatto, i consigli di una ragazzina che non sapeva niente della vita, per le cose che ho dovuto ascoltare, per i pezzi che ho perso per strada, per le persone che adesso vorrei accanto e non ci sono piu'. Per il mio essere stata meschina. Per le colpe che mi sono data. Mi prende una sorta di nausea quando ci penso, e' per questo che ne parlo e ne scrivo davvero poco volentieri.
Ma prima stavo ascoltando Bob Dylan e la sua Like a rolling stone e mi e' salito questo terrore bianco,
dimmi come ci si sente, dimmi come ci si sente ad essere completamente sola,
cosi' mi sento in questo preciso momento e nonostante mi ripeta "Va tutto bene" e faccia dei respiri profondi, non va niente bene.
Se in questo momento potessi riavvolgere il nastro lo riavvolgerei a quel giorno delle medie e direi a quella ragazzina che arrivera' un giorno in cui avra' una macchina sua, magari non bella, ma sua, una casa, sempre sua, con tutti i mobili dentro al loro posto, un lavoro stabile in cui butta l'anima e il suo tempo e la sua vita e comunque si sentira' come una pietra scalciata, continuera' a sentirsi sola perche' alla fine queste sono delle grandissime cazzate che ti instillano, desideri che uno neppure ha. Del tutto innaturali.
E penso che se in questo momento non fossi sinceramente terrorizzata, non starei davanti a questo computer a scrivere, ma prenderei la mia macchina e me ne andrei. Magari al mare, tornerei da quella pancia umida e morbida che per anni mi ha cullata e protetta e manderei a fanculo tutto.
Fanculo a me stessa in primis. Per non essere capace di uscire dalla mia gabbia dorata. Perche' io sono un albatross e non sono fatta per camminare. Le mie ali sono grandi, a terra sono solo un ridicolo uccello.
E poi manderei a fanculo alcuni amori del passato che non ne vogliono sapere di lasciarmi andare. Vi mando a fanculo adesso, seduta stante, mi sono stufata, c'e' stato un momento in cui sarebbe stato perfetto, adesso e' tardi, lasciatemi in pace. Non ho bisogno delle vostre paranoie, del vostro amore riscaldato.
E a fanculo anche gli scacchi. I rapporti non sono una partita a scacchi. Sono stata sincera come non mi capitava da tempo, ho aperto il mio cuore e la mia mente ed e' decisamente troppo comoda entrare e uscire dalla vita delle persone come si farebbe con il piu' squallido degli hotel a ore. Io non sono un hotel a ore.
E fanculo pure alle parole meravigliose che mi sono state dette, alle conversazioni fatte naso a naso, alle lettere mai spedite ed arrivate tardi per vie tortuose, fanculo a te Ale che mi paragonavi a Venezia malinconica, e pure a te per cui ero l'Islanda da scoprire.
Se adesso potessi riavvolgere il nastro, direi a quella bambina che la tranquillita' e' quanto di piu' deleterio esista al mondo, gutta cavat lapidem, la gocciolina scava la pietra, e arrivera' un momento in cui dovra' fare i conti con questo buco che si e' venuto a creare dentro. E su quel nastro registrerei un qualche bel film, uno di quelli che mi fanno ridere o piangere o comunque emozionare. Magari Frankenstein Junior. O i Monty Python. O Big fish. Un bel film insomma.
La cosa che mi consola e' che molti di voi non leggeranno fino alla fine, i muri di parole spaventano anche i lettori piu' incalliti. Salterete delle righe, il senso verra' stravolto, trovero' commenti tipo "ti kapisco, ank'io mi sento kosi'...". E' quasi rassicurante.